La Generazione di Mosè

La Generazione di Mosè

 

Parlo di noi cresciuti con i sogni degli anni ’60 e ’70, vissuti in prima persona o che comunque abbiamo potuto assorbirli e farli nostri… Poi ci furono gli anni ’80; e ci cambiarono i sogni. Ma se vogliamo, i nostri sogni erano l’alternativa a quella fiaba per bambini del “sogno americano” fatto di pubblicità con colori pastello di massaie felici con l’aspirapolvere, diventato incubo, come tutte le false narrative dl capitalismo…

Noi che credevamo che nel 2000 saremmo andati in vacanza sulla Luna; che nel 2000 la guerra non sarebbe più esistita – forse proprio perché cresciuti col terrore dell’olocausto nucleare; noi che credevamo che nel nuovo millennio non ci sarebbero state più discriminazioni… Perché in quelle quattro decadi che precedono l’11 settembre e la guerra senza fine neoconservatrice, razzismo, omofobia, misoginia e xenofobia sembravano idee già vecchie, in via di estinzione…

Noi che abbiamo avuto una buona educazione, ma che poi ci siamo trovati ad avere i nostri diritti, le nostre conquiste e, perché no? Anche le nostre pensioni rubate da un neoliberismo selvaggio ed estremista nonché reazionario. Noi che ereditiamo un mondo peggiore di quello dei nostri genitori.

Ma siamo anche noi gli stessi che, “Sì, l’ambientalismo conta ma…” Noi che “Dove è finita la Sinistra?” e non ci guardiamo intorno per cercarla, né parliamo tra di noi per ricostruirla… Noi che ci siamo visti chiamare “Komunisti” in modo dispregiativo e non abbiamo saputo rispondere, “Siamo orgogliosi di esserlo”, forse perché l’ignoranza fa sì che la gente non sappia nemmeno cosa significhino parole come “Comunismo”, “Socialismo”, “capitalismo” (e m’è scappata la minuscola), né “libero mercato” – in quanto ad “Anarchia”… manco lo sanno gli “esperti” cosa significhi, nonostante Noam Chomsky non solo sia nostro contemporaneo, ma il più grande intellettuale vivente, a detta pure dei suoi detrattori…

Noi insomma, che almeno una “terra promessa” la abbiamo sognata e che, a differenza di altri, non solo non ce la siamo pigliata con la forza, la guerra ed il genocidio, non aspettando che la divinità che la promise poi mantenesse tale promessa… A noi, la terra, l’hanno tolta da sotto i nostri piedi. E nel frattempo ci hanno contato un’altra favola capitalista, quella che non esistono più le ideologie. È come giocare a briscola ma ad uno dei giocatori – noi – non vengon date le carte…

Noi insomma, quelli che oggi si arrabattano in un mondo fatto di frammenti strillati, di diritti rubati e di sogni – non messi nel cassetto – proprio messi in prigione, ed in isolamento…

Ma il furto di sogni non sarà punito dall’ordine costituito… No… quello, anche detto NWO, è quello che li ha rubati!

E come abbiamo risposto noi a questa crisi? Beh, al solito si parla di reazioni diverse… C’è chi ha chiuso le porte al sistema e si è costruito la sua utopia, e noi li si accusa di “non essere partecipi alla lotta di classe”; c’è chi è scappato all’estero; c’è chi si è arreso ma fa finta che no davanti ad un’apericena (qualsiasi cosa essa sia) con gli amici, prima che si ritiri in una casa grigia di periferia per la dose quotidiana di indottrinamento televisivo; c’è chi lotta ancora… Persino chi crede ancora in una imminente rivoluzione vecchio stile.

Ma non capitemi male: la rivoluzione sembra lontana, ma è non solo auspicabile – è necessaria. È necessaria o non lasceremo un pianeta vivibile ai nostri figli ed alle nostre figlie – anzi, alle vostre ed ai vostri. “Ay, there’s the rub,” direbbe qui Amleto (“Sì, ed è qui il problema,”) quello stupendo personaggio shakespeariano che come noi è a cavallo di due epoche, due paradigmi mentali, due mondi, e, quel che conta, due generazioni, una medievale ed una rinascimentale.

E noi dobbiamo capire che le rivoluzioni non devono per forza avvenire in una generazione. Non quelle vere. Anzi, delle rivoluzioni forzate in pochi anni, di esempi di successo, beh, lascio a voi contarli… ci riuscirebbe persino un leghista con le dita della sua mano – che almeno non impegnerebbe a rubare per un po’…

Riprendendo la nostra strada… e se ci volesse di più di una generazione per una rivoluzione gentile ma efficace e duratura? Se servisse una generazione di transizione, come quella di Amleto? Una generazione che vede il futuro, ma che sa che non sarà suo? Non sarà forse pure questo che è mancato alle rivoluzioni forzate?

E poi, guardandoci in faccia, né tu né io, insomma, noi, saremo giovani, né di mezza età e forse nemmeno vecchi quando quel mondo, forse e si spera pure senza confini, come i più audaci di noi osavano sperare e sognare – beh, non sarà il “nostro” mondo nel senso del mondo in cui viviamo… Quella parte dl sogno, ormai ce la siamo giocata.

Ma ciò significa che non dobbiamo sognare? No! E che il sogno fosse sbagliato? No! E che il sogno sia irrealizzabile? No! E dobbiamo solo uscire da quella prospettiva miope delle nostre vite, del nostro ruolo su questo pianeta che chiude gli occhi al momento della nostra morte per capirlo… E la Sinistra deve essere lungimirante e generosa.

Lungimirante perché ogni generazione deve riuscire a vedere oltre se stessa; generosa perché mai più dovremo permetterci di lasciare ai nostri figli un mondo peggiore di quello che abbiamo ereditato. E questa è la lezione che dovremmo imparare dalla generazione prima di noi, quella dei poster color pastello con famiglie borghesi felici del nuovo gadget, che se ai tempi era utile, oggi non è altro che un mercato del vizio e della compensazione di voragini sociali ed emozionali modello 0.2, 0.3, 0.4… ad infinitum ma senza soluzione.

Noi dobbiamo capirlo che non stiamo lottando per noi stessi, ma per i nostri figli. Ai nostri genitori hanno tolto proprio quella prospettiva, ed è con finti regalini da 5 o massimo 80 euro, il micro aumento della pensione, il micro aumento del salario, che ci hanno distratto. O peggio è con un mefistofelico “la tua pensione anticipata in cambio di quella di tuo figlio” che hanno comprato se non l’anima, almeno la complicità e l’integrità di coscienza di milioni di persone…

Ma a proposito di Mefistofele… anche noi, come la generazione prima di noi, abbiamo in gran parte creduto alle menzogne del capitalismo. Forse non crediamo tanto che il nuovo smartphone o le vacanze preconfezionate o il cesso autopulente siano la fonte unica di felicità, ma tanti di noi hanno creduto a balle spaziali hollywoodiane. E che l’ideologa non esiste, e che l’utopia sia irrealizzabile, e che questo sia il miglior mondo ed il migliore sistema possibile. Ed è proprio così che ci hanno rubato i sogni!

Perché sapete, i sogni non si possono rubare a chi non crede alle fandonie. Ci hanno rubato sogni, ideologia, e persino cercano di rubarci parole come “Democrazia”, “dittatura” e pure “populismo”… Ed è ben ora che ce li ripigliassimo: le nostre parole, i nostri pensieri, la forza della nostra ideologia ed anche i nostri sogni.

Ma ricordiamoci, noi non lo faremo per tenerceli, né per viverli noi stessi, ma per lasciarli ai nostri figli, a quelle ragazze e quei ragazzi che ogni venerdì ci ricordano che se a noi hanno rubato i sogni, a loro hanno rubato tutto – ma proprio tutto!

E noi invece dobbiamo batterci, perché siano loro a poter vivere i nostri sogni. Dobbiamo lasciare loro un mondo dove la “terra promessa”, quella vera, quel mondo pacifico, verde, giusto, rispettoso, felice e migliore di sicuro di questa merda – perché chiamarlo “merda” è un complimento – e noi li porteremo forse solo fino a un passo, forse qualcuno di noi, le più fortunate e i più fortunati lo potranno anche vivere per qualche anno – ma noi li porteremo al monte, e poi lasceremo che siano loro a realizzare i loro – ed i nostri – sogni, perché i sogni dell’Umanità vera e buona sono molto simili, e certo compatibili tra loro, come sempre sono le forme del bene…

E noi li porteremo fino alla montagna, dove possono vedere quel Mondo Nuovo e Giusto, e li lasceremo andare, libere e liberi  – come fece Mosè…

Adriano Bulla, 23 agosto 2023

 

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