Da Nazione Potente a Popolo Felice

Da Nazione Potente a Paese Felice: un Cambio di Paradigma

 

La pena che ho provato nel vedere Casa Pound fare la campagna per le lobby del nucleare con lo slogan complessato “Italia potenza nucleare”; ma come si può averlo così piccolo? Eppure piccolo ce lo abbiamo tuttei; o per lo meno, sono proprio i governi, la politica e gli stati stessi che ce lo vogliono far sentire piccolo.

Ricordate quando Mussolini, anche detto “il molleggiato” (scusa Adriano, nessun riferimento) per il suo manierismo da pagliaccio, urlò dal balcone, “L’Italia è un impero”? Beh, un Popolo con idee chiare, ed amor di se stesso, avrebbe urlato in coro, “Echissenefrega!” Ma si sa, il fascismo nasce da un grande complesso di inferiorità verso le nazioni vicine.

Come se quello che conta per una persona, veramente, sia quanto l’Italia, gli USA, la Russia, o la Francia siano “più forti” di altri… No, quello è un idolo, un falso dio offerto dalla politica in cambio del vero obiettivo, della vera missione che uno stato (ed i suoi servitori e servitrici in politica) dovrebbero offrire: la felicità ed il benessere del suo Popolo, e del paese che serve (inclusa la Natura).

Ed è così che mentre Biden aumenta il budget del pisello piccolo, ooops, scusate della “difesa”, come la chiamano loro con ironia criminale, una larga fetta della popolazione chiede quell’invenzione Comunista che è la sanità pubblica. Ecco, questa fetta del Popolo è quella che capisce la vera funzione di uno stato. Agli altri va il contentino di poter buttare bombe sulle teste di gente migliaia di chilometri più in là in cambio di una spesa personale di 3.000 dollari per un’ambulanza a 500 dollari per ogni punto di sutura… Più le bombe…

Anche in Italia qualche mugugnio si è alzato alla proposta di aumentare le spese militari di 15 miliardi (!!!), quando abbiamo una sanità in sfacelo, una scuola ammuffita ed asservita, trasporti che non trasportano, un paese naturalmente stupendo ridotto ad un immondezzaio, e pensioni che non arrivano se non direttamente quando ormai si è al campo santo…

Ecco qua il grande inganno della “potenza”… Ma chi se ne fa qualcosa di sta potenza? Meglio un afrodisiaco, se quello è il problema, e vi assicuro che costa molto meno di un missile terra aria…

Ecco qua come smazzare sta fantomatica “potenza” in realtà non è che spaccio illecito di armi alla popolazione, o meglio, la popolazione le paga… vabbè, ci siamo capiti. È pubblicità regresso.

Ma si può anche andare indietro… Pensiamo all’Impero Romano. Ok, facciamo un esercizio mentale; pensate ad una persona romana, o alla Roma Antica; quali aggettivi vi vengono in mente? “Potente,” certo, “organizzato”, “violento”, anche “ricco”… ma “felice”? Anche leggendo i testi contemporanei, di felicità non se ne parla… L’Impero Romano non è riuscito a passare alla Storia l’immagine di un paese felice.

Perché, quello Britannico è diverso? Leggi Dickens e di tutto si può dire, tranne che il Popolo fosse felice… O quello USA? Ok, hanno avuto un periodo in cui si descrivevano come felici, negli anni 50…

Ma si sa, quella fu una grande campagna pubblicitaria, in cui “felice” voleva dire avere l’aspirapolvere… Era una promessa, che poi si infranse appena la “felicità del consumismo” si scontrò con la “felicità delle idee”, negli anni 60…

Eh, no, se non sei contento con l’aspirapolvere ma vuoi persino tenerti i capelli lunghi e praticare il libero Amore e la Pace, scusate, ma lo Stato ha il dovere di reprimervi… Per poi ovviamente denigrarvi ad infinitum come drogati e drogate zozzoni/e con troppo tempo libero e nulla da fare. Anzi, persino con il tempo di divertirvi e – cosa molto più grave – addirittura pensare!

Eh, d’altronde, Pace e Amore portano ad una felicità che non si può vendere, monetizzare e quotare in borsa… Al contrario delle armi. Ed è così che siamo finiti e finite a cercare un palliativo alla felicità nei finestrini elettrici, cessi che ti lavano il deretano, app che ti dicono quanti capelli hai in testa ed altre minchiate, tutte eredi di quel concetto spacciato come “felicità” negli anni 50 e 60.

Non fraintendetemi; non dico che la lavatrice non sia utile; anzi, ma non mi rende proprio felice. In quanto all’utilità dei suoi successori ed eredi, lascio a voi decidere…

Ma questo è proprio il punto: ci hanno insegnato che la felicità non esiste, non quella roba da idealisti illusi che credono ai sentimenti… No, esiste il consumismo, e poi esiste, appunto, la “potenza”; che l’occidente giustifica col suo “dovere e mandato cosmico” di garantirti sempre più consumismo… E come si fa a garantirti l’app che ti conta pure i peli del culo senza buttare qualche bomba su bambini in Africa o in Asia?

Eh, si sa, serve petrolio sia per l’app, ed anche per il nostro complesso dì inferiorità… E allora, lontano dagli occhi, lontano dal cuore, che crepi il bambino, ma facciamo pure 12 milioni di persone (solo con le guerre, non conto i morti di fame ecc…), basta che noi ci si senta “potenti”.

E non a caso il “gadget” più importante e diffuso che ci hanno venduto consumismo e capitalismo è la lavatrice delle Coscienze, conosciuta come “stampa”: 240 mila (!!!) bambini morti per la guerra in Yemen? Basta non parlarne; ed il Mastro Lindo delle TV ci ha risolto tutto. Il più grande campo di concentramento (e sterminio, se permettete la verità) mai esistito si chiama la Striscia di Gaza? Facciamo che non se ne parla e tutti possono correre a comprare il nuovo smartphone senza doversi preoccupare… O sentire in colpa…

E chi cambierebbe mai due fustini di lavacoscienza concentrato (no bio, mi raccomando) per il futuro di un bambino che scappa dalla guerra? Che poi se è di colore o “scuro”, il bianco più bianco non si può non si addice mica…

E non parliamo di educazione: perché insegnare ad un bambino la felicità nel vedere un fiore che sboccia è da frichettone/a rincolgionito/a (e drogato/a, intendiamoci); ma “regalargli” il videogioco violento che lo zombizza è da genitore accorto e premuroso…

Che poi sta cosa della “potenza” va a braccetto con la paura. Reale o percepita. Eh, perché chi ha paura vuole sentirsi potente. E state tranquilli e tranquille che di quella ce n’è da vendere, anzi da regalare. Forse l’unica cosa che ci regalano, alla fine dei conti…

Allora, quando un Popolo non è minacciato, la scusa per farlo sentire minacciato la si trova. Eh, saranno sti 20.000 migranti che ci rubano la felicità… E quando manco quello funziona, una bella guerra che unisce tutto il paese sotto la bandiere di paura e potenza è ormai garantita.

 E qui mi viene un dubbio. Ma le biciclette elettriche sono un’alternativa alle macchine, o alle biciclette a “pedalata umana”? “E cosa c’entra,” direte voi? Beh, intanto andrebbe fatto uno studio. Ma… Il fatto è che noi ci riempiamo la bocca di “democrazia” fatta di bombe sui poveri del mondo; e fino a quando non ci tocca da vicino, tutto va “bene”; ma nel frattempo, proprio ora, sti strilli forsennati che (traduco), “Gli interessi dell’occidente non si toccano,” ci stanno portando sempre più vicini al baratro, e noi ci illudiamo di poterlo saltare con gambe potenti, mentre manco camminiamo quasi più! E lo stesso vale per le nostre menti, all’urlo di “potenza, voglio la potenza, potenza, potenza!”

E noi italiane ed italiani, che di questo urlo, di questo complesso del pene piccolo, ne abbiamo fatto un tratto socioculturale fino al punto di regalare al Mondo intero niente poppò di meno che il fascismo stesso, dovremmo a questo punto imparare la lezione…

Echissenefrega di una nazione potente; quella ce la prometteva pure Mussolini, e si è visto come è andata a finire; cari politici e care politiche,  cominciate a fare proposte per la felicità del Popolo… e del Paese, tutto, inclusa la sua Natura…

Vi mancano idee? Vi do una mano: giustizia sociale, sanità che funzioni, una scuola che insegni il pensiero critico, sicurezza sul lavoro, sicurezza economica, opportunità, un ambiente pulito, libertà energetica dei singoli e delle famiglie, cibo sano, a core, pure, Peace and Love, se ci arrivate… Come vedete, mancano gli armamenti; spiegatemi voi come ci renderebbero felici…

Della vostra potenza, a noi, Popolo, frega un’emerita minchia!

Vogliamo solo esser F-E-L-I-C-I!

 E render felici tutte le persone del Mondo!

 

Chiaro?

 

 

Adriano Bulla

 

8 Marzo 2022

Democratizzazione del Lavoro

Dalla Dittatura del Proletariato alla Democratizzazione del Lavoro

Viva la Democrazia! E ancora, quante volte ci hanno detto che Democrazia e capitalismo sono praticamente la stessa cosa? Che le alternative non esistono, o falliscono… Eh, però, purtroppo il capitalismo avrebbe un difettuccio non da ridere su questo punto…

Vediamo un po’. Ti svegli alle 7 del mattino in una casa del tutto democratica, fai colazione frettolosamente “democratica” (almeno all’apparenza), poi prendi il bus e magari riesci persino a fare il tuo dovere da buon cittadino o buona cittadina e leggi di fretta qualche articolo di giornale.

Ma appena arrivi al lavoro, la Democrazia è sospesa. E lo sarà per otto ore, fino a che la corsa fantozziana all’uscita dalla Megaditta ti riporta ad una forma di almeno respirabile libertà, sebbene inquinata dalla Megaditta stessa… E quando arrivi a casa, sei così stanca o stanco che, veramente, la forza di essere democratica o democratico non l’hai più. E ti sottometti a quel Grande Fratello a 16 o più pollici che ti rincoglionisce per bene, giusto in caso ti vengano idee che nuocciano al sistema, e intanto ti vende anche qualche merendina chimica preconfezionata a prezzi gonfiati.

Sì, perché per la grande maggioranza delle persone la Democrazia non esiste dal mattino fino la sera. Ma non preoccupiamoci, ci hanno lasciato la libertà di essere democratici quando dormiamo…

Il posto di lavoro per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori dipendenti non ha nulla di democratico, e questo è il grande regalo del capitalismo: “Siate pure democratici se riuscite ad evitare il condizionamento mentale del consumismo, ma non sognatevi di farlo per quel terzo della vostra vita che prende le ore migliori di ogni giornata lavorativa! E non dimenticatevi di votare una volta ogni cinque anni!… Per chi scegliamo noi capitalisti, ovviamente.”

Ma non vi pare ironico se non distopico che ci crediamo democratici quando non abbiamo alcun diritto di decidere della parte più determinante, ed anche la più “ingombrante” della nostra vita?

Un’attimo, ma esiste un’alternativa? Certo! Puoi fare baracca e burattini e andare a vivere in un ecovillaggio. Beh, “puoi”… facile a dirsi, molto più difficile farsi, specie se hai un mutuo e figli a carico….

E allora? E allora dobbiamo fare un viaggio nel tempo… Ma cominciamo con i giorni nostri, perché una risposta forte viene proprio dal cu…ore (e vabbè, certe parole non si dicono) del capitalismo mondiale, gli USA, che incredibilmente sono uno dei grandi laboratori dell’EcoSocialismo mondiale…

Chiaro, l’Italia manca nella lista dei paesi dove si sviluppano certe idee, me si trovano l’India, il Sud America, e pure il Nord… Ma non divaghiamo… il fatto è che nella terra e nel terreno fertile del movimento di Bernie Sanders, esiste un personaggio, tale Richard Wolff, Professore di Economia in una serie di università che vanno dalla Sorbona, a Yale e New York, oggi Emerito alla University of Massachusetts Amhertst, e… beh, mosca bianca, pure Marxista, figura chiave del pensiero EcoSocialista, grande divulgatore e fondatore della rivista Rethinking Marxism (ripensare il Marxismo).

È certo grazie in gran parte a lui che se dopo Nixon parole come “Comunismo” o “Socialismo” erano tabù e sinonimo di “orco cattivo” in USA, mentre oggi, secondo sondaggi, il 30% degli statunitensi ritiene il Socialismo una “buona cosa”.

Ma come si è arrivati fini a questo punto nel paese più storicamente ostile al Socialismo e Comunismo? Certamente le lezioni (con milioni di visualizzazioni) e i suoi programmi online hanno fatto tanto, aiutati da un sistema di media alternativi tipo Democracy Now!, Rebel HQ e The Young Turks. Ma come ci è arrivato lui a questa soluzione che ancora vi tengo nascosta?

In due modi… Uno, guardando diversi sistemi nel mondo; due, facendo quello che tutte le analisi corrette debbono fare: ha guardato nel passato, dove nasce un errore, ed è tornato proprio a quel bivio…

Ora, quanti sanno cosa significhi “dittatura del Proletariato”? Ok, ho sempre trovato questo termine “sfortunato”, ma… Intanto non la inventò Marx, ma un suo amico e collega Joseph Arnold Weydemeyer. E non significa quello che poi divenne con il pensiero bolscevico e, bisogna dirlo, pure Leninista.

Weydemeyer e Marx (come poi Trotsky più avanti) la definivano come “la presa del controllo dei mezzi di produzione da parte del Proletariato” (traduco ad sensum e a memoria). Non ha nulla a che fare con l’occupazione dello Stato da parte del Proletariato, o chi per esso.

Se già ai tempi l’occupazione dello Stato non fu sufficiente, e non lo sarebbe nemmeno con metodi democratici, oggi è ancor meno sufficiente…

E questo è importante, perché non lo si persegue più… Ormai è dato per scontato che i mezzi di produzione, le fabbriche, i latifondi, i supermercati, la grande distribuzione, siano dominio unico e dittatoriale del grande capitale, e se non ci va bene questa dittatura della borghesia 2.0 o 3.0 o qualsivoglia  punto zero, beh, “tough luck,” come si dice in inglese (traducibile con “arrangiatevi!” o ancor meglio, “axxi vostri”)!

Il problema è che in un sistema democratico, anche qualora si avesse un governo di vera Sinistra (e qua già andiamo nella fantapolitica per il nostro Paese), non ci sarebbe alcun cambiamento vero del tessuto economico e sociale se non si perseguisse una democratizzazione del lavoro.

Senza di essa, il massimo a cui un governo può aspirare è ridare alcuni dei diritti persi (grazie Renzi, n.d.r.) ai lavoratori ed alle lavoratrici. Ovvero, rimane un limite arbitrario al cambiamento, ed un limite che protegge quello che è di fatto (e pure in teoria) lo sfruttamento del lavoro e delle persone, che non è altro che schiavismo 2.0, 3.0, ecc…

E se allora la democratizzazione del lavoro nasce dallo stesso concetto della dittatura del Proletariato, ma ne esclude gli errori interpretativi, e la aggiorna ai tempi moderni. Ed anche qua, Wolff ci dà una mano…

Allora, sapete che i Progressisti USA (quelli di Sanders, Occasio Cortez, Katie Porter etc.) guardano anche ad un modello che l’Italia si è fatta sfuggire, o meglio ha distrutto da sola? E stanno cercando di implementarlo anche nella patria del capitalismo? Parlo delle cooperative, quelle vere… Eh, sì, il sistema cooperativistico è intrinsecamente più efficiente di quello corporativista, oltre ad essere più democratico…

E qui uno spunto; in Italia, purtroppo, siamo troppo abituati ad accettare… Quando qualcosa succede diventa, per una strana perversione del nostro paradigma mentale, non solo un dato di fatto, il che è corretto, ma anche implicitamente giusto…

Ed invece, in Italia serve una riforma delle cooperative, una legge che renda le cooperative vere cooperative. Per cortesia, ce ne sono ancora, ma ormai la legge ha trasformato il termine cooperativa in “corporazione con la faccia buona ma la coscienza sporca”. Ed infatti, noto che sta entrando in voga il termine “false cooperative”; e così  le dobbiamo chiamare.

Anche qua, dobbiamo fare quello che ha fatto Wolff: tornare al bivio dove le cose sono cominciate ad andare male, e prendere l’altra strada.

Ma Wolff guarda anche alla Germania, dove il Socialismo esiste, non solo nello stato sociale, non solo perché oggi al governo ci sono partiti di Sinistra, non solo perché hanno un salario minimo… Pochi lo sanno infatti… In Germania, la democratizzazione del lavoro esiste, ed è ad uno stadio avanzato.

In Germania non ci sono veri consigli di amministrazione, o almeno non si chiamano così. Lo chiamano “cogestione”, e significa che per legge, in quello che da noi sarebbe chiamato CDA, devono essere presenti i rappresentanti eletti da e tra i dipendenti, per l’esattezza, minimo un terzo se l’impresa ha tra 500 e 2.000 dipendenti, e minimo il 50% se oltre i 2.000.

Ci si chiede perché le ditte tedesche sono così efficienti? Studi dimostrano che il fatto che i dipendenti siano presenti nella gestione del lavoro incrementa la produttività in modo molto significativo. Ci si chiede perché le ditte tedesche non chiudono mai? Perché non lo decide un azionista che non ha alcun interesse nella ditta, ma gente che porta a casa un salario, e sono nella “stanza dei bottoni”.

Da noi, qualche lacchè degli azionisti decide a porte chiuse di licenziare per far far profitto agli azionisti stessi, in Germania, voglio vedere con che faccia vai davanti ai tuoi ed alle tue dipendenti chiedendo il permesso di licenziarli e licenziarle... E allora si trovano soluzioni alternative (modernizzazione, investimenti, ristrutturazione) e le ditte non licenziano e non chiudono quasi mai… E non te lo fanno sapere con un SMS che per gonfiare un conto in banca nelle Isole Cayman tu finisci senza lavoro…

E di alternative ne esistono altre, ma bisogna rompere una barriera. Se essere radicali significa chiedere il salario minimo, siamo messi male, e qui in Italia già sembra voler molto… Ma il salario minimo, ottimo e necessario, non cambia la strutture economica e sociale del paese alle radici, è sempre una misura correttiva di un’ingiustizia, non introduce la partecipazione democratica delle e dei dipendenti sul lavoro. E poi dipenderà sempre dalla generosità (o meno) del governo (piuttosto che del cosiddetto “datore” di lavoro) aumentarlo se necessario. E si torna a quella “democrazietta” per cui si spera che tutto si risolva con un voto ogni cinque anni…

Ed è qua che in Italia è ben ora che ci si tolga di dosso quella mentalità isolana, sciovinista e con fetore di fascismo per cui, “Ma qua siamo in Italia,” o ancor peggio, “Gli italiani sono comunque i migliori,” e si aprano le porte ad idee che si sviluppano in tutto il mondo, che ci si guardi intorno, e che non ci si vergogni di pensieri veramente radicali, e veramente trasformativi, come la democratizzazione del lavoro.

 

Adriano Bulla, 7 febbraio 2022

 

 

 

L’Autunno del Malcontento

L’Autunno del Malcontento: la vera faccia dell’effetto Draghi

E mentre i giornali e le TV ci raccontavano la favola che con il deus ex machina di finanza e Confindustria si erano spalancate le porte del Paradiso a tutto il Popolo Italiano…  da dietro al sipario di questa farsa mediatica si vedeva la mano del grande uomo che seminava tempesta…

Non ci siamo accorti che mentre il suo vassallo di Rignano gli accreditava vittorie sportive e musicali, viaggi spaziali e la creazione dell’Universo intero, l’Uomo dell’Eni passava tutte quelle leggi che hanno portato al malcontento di questo autunno?

Domanda semplice… Chi ha di suo pugno imposto i licenziamenti, persino cambiando il disegno di legge del Ministro Orlando dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri? E con quell’atto il Gran Ministro Universale buttava anche decine di migliaia di famiglie sulla strada. Lo so, i giornali e i telegiornali sono distratti, ma nella sola Roma lo stesso decreto dà  la via libera agli sfratti ed ha tolto la casa a 45.000 famiglie.

Tutto ciò con poco più di mugungni sotto voce da parte del Partito Democratico, ed opposizione da Sinistra, che però non ha avuto né risonanza, né l’orecchio dei giornalisti, o cosiddetti tali, troppo occupati a ripetere ad infinitum una propaganda che, se non per gestione, di certo deve molto agli insegnamenti di quell’altro “venerabile”, Licio Gelli – quello della P2. Non dobbiamo nemmeno ricomporre “l’albero genealogico” degli attuali governanti per vedere la paternità di questo Governo di Confindustria, ed altri interessi, ma non di certo quelli del Popolo Italiano.

Eh, ma loro sono “migliori” (di noi non hanno osato dirlo, ma lo hanno inteso e fatto intendere). Ed è con la loro “migliorità” che ci hanno abbagliato mentre tagliavano il cashback, riducevano i sostegni, rimpiazzavano decine di migliaia di contratti a lungo termine con lavoro temporaneo, magari pure “stagisti”, che tanto quello che conta è avere statistiche sommarie da sventolarci in faccia dall’alto del palco mediatico di televisioni e testate colluse.

Eh, ma mentre si sentivano così migliori perché il loro Generale portava finalmente avanti una campagna vaccinale, e lo faceva con un coro di neoliberisti che faceva notare… Boh? Che ora abbiamo i vaccini ma prima no? Boh, che un giorno su dieci si sono raggiunti i target giornalieri? Boh, che il generalissimo della sanità appare e scompare dal piccolo schermo a seconda che ci siano buone o cattive notizie… Però ora, e siamo ad ottobre, beh, almeno ora si pensa di poter raggiungere i target di vaccinazioni di… maggio! Non prossimo, ma scorso!

Mentre ci narravano tutti storie da un universo parallelo, l’Eni e le altre Sette Sorelle decidevano di speculare sul gas, e di questi aumenti di bollette, beh, se i TG vi avessero informati ne staremmo parlando da mesi… Ma ormai le notizie si passano sottovoce fino a che non servono o non se ne trova un utilizzo propagandistico.

Ed è così che il Presidente del Consiglio dei Potenti regala 1.3 miliardi dei nostri alla stesa Eni che lui svendette ai privati... Giusto perché non alzasse le bollette, o forse perché lui l’Eni la voleva regalare via ai suoi amici, e si era sbagliato a svenderla anni fa? Lo dico perché a conti fatti, Draghi ha in pochi mesi rimborsato quasi tutti i soldi che i privati avevano pagato per “comprarsi” l’Eni. Eh sì perché non si dice che la prima cosa che questo governo calato dall’altro ha fatto è stato dare 3 miliardi dei nostri, dall’allora Recovery Fund a… indovinato! All’Eni, ovviamente. E li ha dati per rovinare Ravenna e dipingersi di verde le mutande sporche di petrolio, con quello scempio detto “offsetting” un insulto alla Scienza e alla “transizione ecologica”. Anzi, un insulto alla Natura ed al buon senso.

Ed infatti l’annuncio è arrivato da CingolEni solo quando ha trovato un pretesto per attaccare con una menzogna indecente gli “ambientalisti radical chic”.  Mi correggo, le balle spaziali erano due dall’ex lobbista di armi e brevetti inutili… Non sarebbero comunque aumentate del 40%, ma dovevano spaventarci intanto che la colpa era degli ambientalisti che non c’entravano nulla… Poi hanno rifilato dei finti saldi e vogliono pure essere ringraziati. Poco è servita la pronta smentita da tutti i competenti. Ormai la bugia era passata e ci hanno tratto il massimo profitto (eh, sono neoliberisti, cosa ci dobbiamo fare?).

E così la menzogna ha fatto da fondamenta per un’altra campagna propagandistica, quella del nucleare, ed ovviamente ci sono multinazionali al plutonio che si sentono offese per essere escluse dal Recovery Fund

Recovery Fund prontamente rinominato PNRR, acronimo ampliamento incompreso ma che suona tanto come “pernacchia al Popolo”.

Ma sono solo 200 i nostri miliardi che vanno a multinazionali e Confindustria, e chissà quanti alla mafia. Cosa volete che siano? Per quello non se ne è parlato. Era meglio distrarre con partite di calcio qualora disponibili ed anche con la strizza per milioni di famiglie che si son sentite dire che, no… a voi tagliamo il Reddito di Cittadinanza perché non è “educativo”…

Ma di verde hanno veramente fatto qualcosa, forse con ironia acida tipica di chi non prova nulla davanti agli occhi di bambini che soffrono, figurarsi fiumi che si tingono di nero… E siccome bisognava parlare di “green” per infangarlo si sono messi a seminare le solite cause di questo malcontento. Anzi no… A sto giro sono passati direttamente alle talee.

Entra in scena il green pass; misura voluta da Confindustria e volutamente divisiva – dei  lavoratori e delle lavoratrici ovviamente!

Si può essere d’accordo o no con questa misura, ma non si può negare che il Gran Banchiere Draghi non abbia ascoltato le parti coinvolte prima di approvarla. Misura codarda, come ci fa notare il Prof Alessandro Barbero… Misura di un governo di dragoni che non osa prendersi le sue responsabilità e mettere l’obbligo vaccinale e preferisce farlo entrare dalla finestra. Ovviamente colpendo in primis lavoratori e lavoratrici.

Ma quando lo storico ne parlò era troppo tardi, media e pupazzi mediatici ben noti erano già schierati – su tutti e due i fronti! O sei con noi o contro di noi! E dai che si va avanti ad alimentare conflitto! Ma lo scontro sul green pass fa comodo: perché se questo colpisce solo parte dei lavoratori, e il discorso è finito con “io non ti pago i tamponi”… Beh, sono giorni che non si parla d’altro, anzi settimane ed anzi… Non si parla di ciò che colpisce tutti i poveri…

Prezzi alle stelle degli alimentari? Chissenefrega! Bollette impagabili? Chissenefrega!  Sfratti? Chissenefrega! Licenziamenti? Chissenefrega! Delocalizzazioni? Chissenefrega! Morti sul lavoro? Chissenefrega! Povertà in crescita? Chissenefrega! 

– Green pass! Green pass! Green pass!!!

Figurarsi se si possano mettere in agenda l’equità territoriale, il cambiamento climatico, il bene della Natura e degli animali, lo stato delle scuole, delle periferie, persino la mafia è diventata una nota a piè di pagina del green pass!

E se poco tempo fa si parlava di DDL Zan, guerre infami, diritti dei lavoratori e lavoratrici, la tampon tax? Ve la ricordate? O tutto è sparito in questo tifo da stadio su un solo tema?

Ma il malcontento va raccontato tutto, e non canalizzato e manipolato. E mentre l’Uomo delle Banche semina divisione, gente della stesa galassia, i giornalisti e i fascisti cosa fanno? Ci distraggono! Ci distraggono e nascondono la mano che ha seminato questo Autunno del Malcontento

E cosa fanno i servi dei “padroni” da ormai un secolo come professione? Puntano il dito lontano dal loro padrone… Un tableau di leonardesca memoria che si ripete come un’ultima cena ridotta a siparietto di cattivo gusto su TV, media, giornali con politici e opinionisti e tanti pupazzi mediatici sui social.  Ma basta guardarne una di mano, quella che leccano per vedere cosa sta succedendo… 

E sì, la mano l’abbiamo vista, e no, l’Uomo delle Multinazionali non ha nemmeno l’attenuante dell’incompetenza… Alla fine, lo dice lui che è “migliore”…

 

Adriano Bulla, 13 ottobre 2021

La Generazione di Mosè

La Generazione di Mosè

 

Parlo di noi cresciuti con i sogni degli anni ’60 e ’70, vissuti in prima persona o che comunque abbiamo potuto assorbirli e farli nostri… Poi ci furono gli anni ’80; e ci cambiarono i sogni. Ma se vogliamo, i nostri sogni erano l’alternativa a quella fiaba per bambini del “sogno americano” fatto di pubblicità con colori pastello di massaie felici con l’aspirapolvere, diventato incubo, come tutte le false narrative dl capitalismo…

Noi che credevamo che nel 2000 saremmo andati in vacanza sulla Luna; che nel 2000 la guerra non sarebbe più esistita – forse proprio perché cresciuti col terrore dell’olocausto nucleare; noi che credevamo che nel nuovo millennio non ci sarebbero state più discriminazioni… Perché in quelle quattro decadi che precedono l’11 settembre e la guerra senza fine neoconservatrice, razzismo, omofobia, misoginia e xenofobia sembravano idee già vecchie, in via di estinzione…

Noi che abbiamo avuto una buona educazione, ma che poi ci siamo trovati ad avere i nostri diritti, le nostre conquiste e, perché no? Anche le nostre pensioni rubate da un neoliberismo selvaggio ed estremista nonché reazionario. Noi che ereditiamo un mondo peggiore di quello dei nostri genitori.

Ma siamo anche noi gli stessi che, “Sì, l’ambientalismo conta ma…” Noi che “Dove è finita la Sinistra?” e non ci guardiamo intorno per cercarla, né parliamo tra di noi per ricostruirla… Noi che ci siamo visti chiamare “Komunisti” in modo dispregiativo e non abbiamo saputo rispondere, “Siamo orgogliosi di esserlo”, forse perché l’ignoranza fa sì che la gente non sappia nemmeno cosa significhino parole come “Comunismo”, “Socialismo”, “capitalismo” (e m’è scappata la minuscola), né “libero mercato” – in quanto ad “Anarchia”… manco lo sanno gli “esperti” cosa significhi, nonostante Noam Chomsky non solo sia nostro contemporaneo, ma il più grande intellettuale vivente, a detta pure dei suoi detrattori…

Noi insomma, che almeno una “terra promessa” la abbiamo sognata e che, a differenza di altri, non solo non ce la siamo pigliata con la forza, la guerra ed il genocidio, non aspettando che la divinità che la promise poi mantenesse tale promessa… A noi, la terra, l’hanno tolta da sotto i nostri piedi. E nel frattempo ci hanno contato un’altra favola capitalista, quella che non esistono più le ideologie. È come giocare a briscola ma ad uno dei giocatori – noi – non vengon date le carte…

Noi insomma, quelli che oggi si arrabattano in un mondo fatto di frammenti strillati, di diritti rubati e di sogni – non messi nel cassetto – proprio messi in prigione, ed in isolamento…

Ma il furto di sogni non sarà punito dall’ordine costituito… No… quello, anche detto NWO, è quello che li ha rubati!

E come abbiamo risposto noi a questa crisi? Beh, al solito si parla di reazioni diverse… C’è chi ha chiuso le porte al sistema e si è costruito la sua utopia, e noi li si accusa di “non essere partecipi alla lotta di classe”; c’è chi è scappato all’estero; c’è chi si è arreso ma fa finta che no davanti ad un’apericena (qualsiasi cosa essa sia) con gli amici, prima che si ritiri in una casa grigia di periferia per la dose quotidiana di indottrinamento televisivo; c’è chi lotta ancora… Persino chi crede ancora in una imminente rivoluzione vecchio stile.

Ma non capitemi male: la rivoluzione sembra lontana, ma è non solo auspicabile – è necessaria. È necessaria o non lasceremo un pianeta vivibile ai nostri figli ed alle nostre figlie – anzi, alle vostre ed ai vostri. “Ay, there’s the rub,” direbbe qui Amleto (“Sì, ed è qui il problema,”) quello stupendo personaggio shakespeariano che come noi è a cavallo di due epoche, due paradigmi mentali, due mondi, e, quel che conta, due generazioni, una medievale ed una rinascimentale.

E noi dobbiamo capire che le rivoluzioni non devono per forza avvenire in una generazione. Non quelle vere. Anzi, delle rivoluzioni forzate in pochi anni, di esempi di successo, beh, lascio a voi contarli… ci riuscirebbe persino un leghista con le dita della sua mano – che almeno non impegnerebbe a rubare per un po’…

Riprendendo la nostra strada… e se ci volesse di più di una generazione per una rivoluzione gentile ma efficace e duratura? Se servisse una generazione di transizione, come quella di Amleto? Una generazione che vede il futuro, ma che sa che non sarà suo? Non sarà forse pure questo che è mancato alle rivoluzioni forzate?

E poi, guardandoci in faccia, né tu né io, insomma, noi, saremo giovani, né di mezza età e forse nemmeno vecchi quando quel mondo, forse e si spera pure senza confini, come i più audaci di noi osavano sperare e sognare – beh, non sarà il “nostro” mondo nel senso del mondo in cui viviamo… Quella parte dl sogno, ormai ce la siamo giocata.

Ma ciò significa che non dobbiamo sognare? No! E che il sogno fosse sbagliato? No! E che il sogno sia irrealizzabile? No! E dobbiamo solo uscire da quella prospettiva miope delle nostre vite, del nostro ruolo su questo pianeta che chiude gli occhi al momento della nostra morte per capirlo… E la Sinistra deve essere lungimirante e generosa.

Lungimirante perché ogni generazione deve riuscire a vedere oltre se stessa; generosa perché mai più dovremo permetterci di lasciare ai nostri figli un mondo peggiore di quello che abbiamo ereditato. E questa è la lezione che dovremmo imparare dalla generazione prima di noi, quella dei poster color pastello con famiglie borghesi felici del nuovo gadget, che se ai tempi era utile, oggi non è altro che un mercato del vizio e della compensazione di voragini sociali ed emozionali modello 0.2, 0.3, 0.4… ad infinitum ma senza soluzione.

Noi dobbiamo capirlo che non stiamo lottando per noi stessi, ma per i nostri figli. Ai nostri genitori hanno tolto proprio quella prospettiva, ed è con finti regalini da 5 o massimo 80 euro, il micro aumento della pensione, il micro aumento del salario, che ci hanno distratto. O peggio è con un mefistofelico “la tua pensione anticipata in cambio di quella di tuo figlio” che hanno comprato se non l’anima, almeno la complicità e l’integrità di coscienza di milioni di persone…

Ma a proposito di Mefistofele… anche noi, come la generazione prima di noi, abbiamo in gran parte creduto alle menzogne del capitalismo. Forse non crediamo tanto che il nuovo smartphone o le vacanze preconfezionate o il cesso autopulente siano la fonte unica di felicità, ma tanti di noi hanno creduto a balle spaziali hollywoodiane. E che l’ideologa non esiste, e che l’utopia sia irrealizzabile, e che questo sia il miglior mondo ed il migliore sistema possibile. Ed è proprio così che ci hanno rubato i sogni!

Perché sapete, i sogni non si possono rubare a chi non crede alle fandonie. Ci hanno rubato sogni, ideologia, e persino cercano di rubarci parole come “Democrazia”, “dittatura” e pure “populismo”… Ed è ben ora che ce li ripigliassimo: le nostre parole, i nostri pensieri, la forza della nostra ideologia ed anche i nostri sogni.

Ma ricordiamoci, noi non lo faremo per tenerceli, né per viverli noi stessi, ma per lasciarli ai nostri figli, a quelle ragazze e quei ragazzi che ogni venerdì ci ricordano che se a noi hanno rubato i sogni, a loro hanno rubato tutto – ma proprio tutto!

E noi invece dobbiamo batterci, perché siano loro a poter vivere i nostri sogni. Dobbiamo lasciare loro un mondo dove la “terra promessa”, quella vera, quel mondo pacifico, verde, giusto, rispettoso, felice e migliore di sicuro di questa merda – perché chiamarlo “merda” è un complimento – e noi li porteremo forse solo fino a un passo, forse qualcuno di noi, le più fortunate e i più fortunati lo potranno anche vivere per qualche anno – ma noi li porteremo al monte, e poi lasceremo che siano loro a realizzare i loro – ed i nostri – sogni, perché i sogni dell’Umanità vera e buona sono molto simili, e certo compatibili tra loro, come sempre sono le forme del bene…

E noi li porteremo fino alla montagna, dove possono vedere quel Mondo Nuovo e Giusto, e li lasceremo andare, libere e liberi  – come fece Mosè…

Adriano Bulla, 23 agosto 2023

 

Ripensare il Progresso

 

Ripensare il Progresso

Siamo ad un bivio: dobbiamo scegliere che futuro vogliamo per i nostri figli, per il nostro paese e per il mondo.

Il Governo Draghi ha istituito un Ministero dell Transizione Ecologica. Ma in molti ci stiamo chiedendo se Roberto Cingolani, il ministro, abbia il concetto giusto di ambientalismo, ecologia e progresso, quello basato su conoscenza e tecniche innovative, quello che passa dal basso, tramite il biologico per arrivare alla permacultura, quello che si abbraccia a riforme sociali ed energetiche.

Pare a tanti commentatori invece che egli abbia un concetto di progresso legato al consumismo, ai brevetti, allo sfruttamento da parte del capitale di nuove idee e ai gadget… insomma, quel “progresso” che ci propongono Monsanto, Eni, Microsoft piuttosto che Facebook…

Ne parliamo a fondo in questo audio. Scaricatelo, ascoltatelo, condividetelo liberamente.

Grazie.

 

Collabora con l’EcoSocialismo

Collaboriamo

Ciao a Tuttei!

Dai, dateci una mano e date una mano all’EcoSocialismo.  Lo so, siamo tutti incasinate (apposta faccio un po’ maschile e femminile). Però ci sarebbe bisogno di tante voci, e se anche hai poco tempo, magari puoi fare una piccola differenza.

Ti va di fare interviste? Vuoi scrivere un articolo o tenere un blog? Tra un po’ andremo in streaming. Ma ci pensi che potresti avere il tuo programma radio? Se preferisci i video, abbiamo anche un canale Youtube.

Ma anche se hai un solo pezzo da contribuire , fatti viva!

“Ma non sono un esperto di EcoSocialismo,” stai dicendo? E che importa? Ci sono cose e temi di cui tutti si discute, e questo è un movimento, non un partito. Non devi aderire né niente, solo far sentire la tua voce…

Come?

Beh, intanto da una prospettiva ecologista e di Sinistra. L’EcoSocialismo nel mondo copre un arco molto vasto della Sinistra.

Su cosa?

Decidi tu? Ambiente, società, politica, economia, Diritti Umani? Hai un progetto che vuoi rendere noto? Anche cultura ovviamente.

Vuoi parlare di come il tuo comune non abbia parchetti? Dillo dai! Non deve essere una questione globale… va benissimo rompere le palle per il parchetto per i cani… o la spiaggia sporca…

O magari hai teorie o visioni che vuoi condividere? Dai, è ora di condividerle.

Sai, l’EcoSocialismo sta crescendo velocissimamente in tutto il mondo, ormai è il fenomeno da guardare a livello politico in tutto il mondo. E indovina chi è ultima? L’Italia, l’unico paese a non essere andato al convegno mondiale dell’EcoSocialismo l’anno scorso… Non in Siberia, in Portogallo!

E allora dobbiamo cominciare a farci sentire…

E se tu proprio proprio non ce la fai, ci dai una mano e fai girare questo annuncio per cortesia?

O se anche hai una mezza idea, mandaci una email a movimentoecosocialista@gmail.com 

Dimenticavo, presto faremo un cerchio (“meeting”, come lo chiamano i renziani) su Zoom, se voi, faccelo sapere (stessa email!)

EcoSocialismo e Lavoro

EcoSocialismo e Lavoro

 

Per l’EcoSocialismo e per chi ha un paio di decenni di memoria, non esiste dubbio che il lavoro in Italia ha perso dignità. Mentre le corporazioni si sono arricchite a dismisura, a spesa dei lavoratori e dell’ambiente, anche anche della Democrazia, quella vera, un po’ alla volta, i diritti dei lavoratori sono stati erosi.

 

E allora vorremmo ribadire i diritti dei lavoratori, e poi vorremmo fare delle proposte come Movimento EcoSocialista perché questi diritti non diventino carta morta.

  • Ogni lavoratrice / lavoratore, ruolo, impiego e lavoro ha pari dignità. Questa dignità non può e non deve essere misurata in termini di salario o ricompensa. Essa è assoluta.
  • Il lavoro è un diritto costituzionale. È quindi obbligo e responsabilità dello stato offrire lavoro a tutti. Il come è dove noi ecosocialisti e molti a Sinistra giustamente ci distinguiamo. Che il neoliberismo abbia peggiorato la qualità e quantità del lavoro è matematico, ed è quindi da illusi o criminali anticostituzionali pensare che il neoliberismo possa essere la via per realizzare questo diritto costituzionale.
  • Tutte e tutti hanno pari diritti sul lavoro senza alcuna distinzione di età, etnia, sesso, orientamento sessuale, ideologia e condizioni fisico-mentali. Questo è sancito da varie direttive UE, eppure in Italia ancora si discrimina apertamente sulla età (non dovrebbero permettersi di chiederla) e ovviamente provate a trovare lavoro in Italia se siete transessuali, o in sedia a rotelle, o di colore, e se sei donna… sappiamo…in odore di figli sei relegata al lavoretto temporaneo e comunque ancora non abbiamo avuto un Presidente e Presidente del Consiglio donne… e ci fa vergognare davanti al mondo!
  • Tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori hanno diritto inalienabile a costituirsi in sindacati ed associazioni di lavoratori.
  • Il diritto di sciopero è inalienabile.
  • Tutti i lavoratori hanno diritto a malattia, pensione, diritti sindacali, ferie e permessi per motivi familiari. Quando diciamo tutti, intendiamo anche chi a partita IVA, chi a contratto a termine ecc… Tutti. Punto.
  • Nessuna lavoratrice e lavoratore può essere licenziato senza valido motivo.
  • La lavoratrice ed il lavoratore dipendente non deve pagare per lavorare. Questo punto fatto bene cambia molte cose… Non solo non si possono fare quelle schifezze di pseudo corsi “stage” o come cavolo li vogliono “marketizzare” a pagamento… Non dovremmo nemmeno pagare l’autobus…O le scarpe infortunistiche… Le spese per il lavoro non possono ricadere sul lavoratore dipendente.
  • Tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori hanno diritto a educazione a vita. In molti paesi europei il training, la riqualificazione, l’avanzamento culturale e di competenze nella carriera delle lavoratrici e lavoratori sono riconosciuti dalla legge con ore destinate a ciò e corsi a spese del “datore di lavoro”. Il minimo annuale è dettato dalla legge e le lavoratrici e lavoratori hanno diritto di scegliere che corsi, seminari, workshops, certificati, diplomi e persino lauree fare…

Strano che una “Repubblica fondata sul lavoro” non abbia nemmeno recepito le direttive UE sulla parità e discriminazione sul lavoro… Tipica svista di scuola democristiana, si presume…

Ora, prima di continuare con le proposte, ascoltiamo cosa dice Dan sulla dignità ed il lavoro nel suo programma L’officina:

 

Ed ora le proposte del Movimento EcoSocialista per il lavoro e l’Italia contemporanea.

  1. Che si riscriva uno statuto delle lavoratrici e dei lavoratori, con valore di legge, che garantisca i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e che sia stabilito tra lavoratrici, lavoratori, sindacati e stato, nel rispetto delle Direttive UE. No, la Confindustria ne deve rimanere fuori.
  1. Che tutte le lavoratrici e lavoratori abbiano garantiti gli stessi diritti, incluse ferie, malattia, pensione, congedo per motivi personali e training. Questo include braccianti, riders, chi a contratto determinato, chi a partita IVA, chi a prestazione occasionale… Non importa… lavori? È il tuo lavorare stesso che ti dà questi diritti, non i cavilli burocratici di leggi scritte per servire il capitale.
  1. Che venga stabilito un salario minimo garantito. E che pagare meno di tale salario sia resa azione criminale penale, come sfruttamento del lavoro, e quindi anche in offesa all’Art 1 della Costituzione. E sarebbe penale, non basta una multa pari al 10% di quello che lo sfruttatore ha guadagnato.
  1. Che i beni produttivi (terra, stabilimenti, guadagni, attrezzature ecc.) di chi trovato in grave infrazione dei diritti dei lavoratori venga confiscato e dato ad una cooperative delle lavoratrici e dei lavoratori stessi. Lo Stato dovrà facilitare la transizione con corsi, aiuti burocratici, dando loro sia un legale gratuito che un mentore per strutturare e sviluppare la cooperativa.
  1. Che quando una corporazione decide di chiudere, venga prelevata, con tutti i suoi beni dallo Stato per essere trasformata nei tempi più brevi possibili in una cooperativa dei dipendenti stessi.  
  1. Che sia reso obbligatoria l’assunzione a tempo indeterminato dopo 6 mesi di lavoro a tempi determinato. Non si può andare avanti con la scusa della “prova” perennemente.
  1. Che sia reso illegale e perseguibile penalmente che una posizione venga “svuotata” colla dimissione o scioglimento del contratto con una persona per poi ri “riempirla” con un altra persona.
  1. Che vengano finanziati tribunali del lavoro veloci ed efficaci, a cui chiunque abbia accesso liberamente, come ne esistono in diversi paesi europei. Che questi tribunali del lavoro agiscano in piena autonomia e facciano rispettare i diritti dei lavoratori e lavoratrici ed abbiano pieno potere di imporre risarcimenti, restaurazione della lavoratrice / lavoratore e riferire “datori di lavoro”, imprese e corporazioni recidive a procuratori addetti alla tutela del lavoro per investigazione ed eventuale processo penale.
  1. Che a tal fine venga costituito uno database, uno schedario nazionale (meglio UE) con i reati civili e penali commessi da tutte le corporazioni operanti sul territorio.
  1. Che si distinguano le cooperative vere, quelle un cui tutte e tutti i soci hanno accesso all’amministrazione della cooperativa dalle altre. La nomenclatura non importa, cooperative di lavoratori e lavoratrici, cooperative di soci paritari ecc. Non si può sacrificare un grandissimo ideale, uno strumento vero e con grandi successi nella riforma sociale ed emancipazione delle lavoratrici e dei lavoratori perché lo spirito cooperativistico è stato di fatto rovinato da elementi che usando la legge imperfetta ne sono andati contro.

 

  1. Chiediamo anche che lo Stati si faccia garante, promotore attivo e finanziatore dell’emancipazione ed autonomia delle lavoratrici e dei lavoratori. Comuni e consorzi di comuni devono avere uffici preposti ad aiutare praticamente la fondazione di associazioni sociali, culturali ed ambientali di soci, di struttura veramente cooperativistica e che vengano “dal basso”. Che vengano dati loro esperti a disposizione per aiutarli sia sul piano legale che amministrativo. Che i comuni forniscano uffici in affitto per tali nuove associazioni ed attività (si fa in mezza Europa).
  1. Che le nuove piccole attività, associazioni e cooperative vere siano esenti dalle tasse per i primi 2 anni minimo. Il termine di piccolo si potrà definire, ma questo succede in Europa, e permette a lavoratori dipendenti di diventare autonomi.
  1. Che vengano resi pubblici su un sito chiaro, accessibile a tutte e tutti, aggiornato e funzionale tutti i sussidi, finanziamenti ed agevolazioni statali, UE, e di altra origine per attività lavorative di ogni tipo (produttive, distributive, sperimentali, di ricerca, distribuzione, consulenza, formazione etc.)
  1. Che l’accesso a tali sussidi sia semplice e fattibile da chiunque. Non deve più esistere che solo chi ha avvocato su avvocati pronti e capaci di riempire moduli infiniti (le corporazioni) possa di fatto avere accesso a certi sussidi, agevolazioni e finanziamenti.

Firmato Movimento EcoSocialista

Fate girare se vi piace!

Proposte dell’EcoSocialismo

La Sinistra vince quando propone un mondo migliore: la Destra quando propone la paura di un mondo peggiore…

Infatti il punto veramente forte dell’EcoSocialismo è che è pieno di idee, proposte e soluzioni…

L’EcoSocialismo ha proposte di cambiamento profondo sulla società, sul lavoro, sull’ambiente, sulla Giustizia (anche sociale), sulla legge, sulla struttura dello Stato ed il rapporto Stato-cittadino (o residente).

Ovviamente l’EcoSocialismo ha idee innovative su energia, agricoltura, economia verde (green economy), periferie a città, sull’amministrazione locale, sulle comunità intenzionali, sul futuro dello stato nazionale, sulla geopolitica, anche sui media… persino sull’urbanistica.

E per non deludervi, posteremo tante, ma tante, ma tante idee e proposte concrete, e qua sotto le troverete in link.

EcoSocialismo e lavoro

 

Sveglia Sinistra!

Sveglia Sinistra!

Diciamocelo… la Sinistra odierna è come la Bella Addormentata… Ma è ben ora che si svegli… Nel doposovranismo (che arriverà presto), e con tutto quello che abbiamo visto negli ultimi anni in tutto il mondo, proprio non si può accettare che le uniche voci siano quelle del Neoliberismo e di quello che resterà di una destra screditata globalmente…

E allora ci siamo messi in testa di parlare di veri progetti, ideali e programmi di sinistra, e con una voce che non ha vergogna di volere il bene di tutti, includa la Natura, il Pianeta ed i più bisognosi del mondo… Che poi è questa l’essenza della Sinistra…

No, Sveglia Sinistra! vuole dare una svegliata a tutti coloro che si sono assopiti nel sonno della Coscienza, dei TG propaganda, dei giornali “sissignore”, dei social media rincoglionenti e chi più ne ha più ne metta.

E potete vedere tutti gli episodi di Sveglia Sinistra! qua.

E dobbiamo parlare anche di quelle cose che non si sentono più:

  • Riforma sociale ed economica profonda (non la politica del deca in tasca ad una categoria per tenerla buona per un po’).
  • Le vere alternative verdi a questa economia (non le corporazioni del petrolio con un logo “inverdito”).
  • L’internazionalismo della Sinistra, ed i suoi valori più profondi e bellissimi.
  • Quel modo di pensare per cui se esiste un problema si risolve solo cambiando il sistema che lo causa e perpetua (non facendo annegare bambini in mare, come siamo arrivati a fare!)
  • Quella Sinistra che ancora può parlare alle periferie ed ai contadini, ma che non va a prenderli per i fondelli dicendo che la causa dei loro mali sono i migranti o i senzatetto… Anzi, forse loro sono parte della soluzione!

 

  • Quella Sinistra che costruisce in ciclo virtuoso, che ridefinisce il progresso, non più come la corsa all’ultimo gadget in cambio di una vita decente ed una Coscienza accettabile… Un progresso che pensi ai bisogni veri della gente e trovi le soluzioni non nel rispetto solo, ma nel servizio alla Natura ed al Pianeta.

Ed è tutto possibile.

Ma la Sinistra deve svegliarsi e cominciare a parlarne senza paura.

Ogni  giovedì (ora da decidere) sul programma Sveglia Sinistra! del Movimento Ecosocialista sul suo canale Youtube o se volete qua.

Episodi

Sveglia Sinistra! # 1 – La lezione del Coronavirus? Il capitalismo ha fallito!

Sveglia Sinistra! # 2 – Fai sentire la tua voce

Sveglia Sinistra! # 3 – Normalità nel dopo coronavirus e dopo sovranismo: una fregatura neoliberista?

Sveglia Sinistra! # 4 Dove finirà il Recovery Fund?

 

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